El Nido. Paradiso terrestre, non ancora invaso da turisti dove puoi incontrare i cani più strani del mondo.

21 September, 2016 - Redacción

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El Nido è un villaggio a nord dell’isola di Palawan. Per molti viaggiatori è il paradiso terrestre.
Questo perché è un luogo a dir poco incredibile. Quasi disabitato, dalle mille meraviglie.
Il villaggio si affaccia su un arcipelago bellissimo, facilmente raggiungibile con le classiche barchette filippine. E anche il villaggio ha il suo fascino. Si respira umiltà in ogni strada, ed è pieno di backpacker, anche se negli ultimi anni stanno anche arrivando molti turisti.
Per me El Nido è il punto d’arrivo di questo viaggio. In particolare il Blue Lagoon.
Altissime scogliere, che formano una sorta di lago nel mezzo dell’oceano. Di un blu imbarazzante.
Arrivo ad El Nido dopo 5 ore su un van da 10 posti.
In Italia quel furgoncino è omologato per 6, infatti anche per colpa de mio metro e 90, è stato uno dei viaggi più scomodi mai fatti nella mia esperienza da viaggiatore.
Ad aspettarmi c’erano le messicane conosciute a Boracay. Paola e Mia
Prendo un triciclo che per 50 pesos mi porta alla pensione dove stanno le messicane.
Arrivato, dormiamo un po’. Ci svegliamo e andiamo a mangiare una pizza con alcuni spagnoli. Un gruppo di 7 ragazzi di Madrid sui 27/30 anni. Parlo con un paio di loro di viaggi e di Pamplona.
Mi raccontano di un loro amico incornato.
Cazzi suoi, io lo faccio lo stesso.
La pizza non è male. Ma ho ancora fame. Lasciamo gli spagnoli e andiamo a cercare qualcos’altro da mangiare. Prendiamo la maledetta birra Red Horse da 6.9% e beviamo. Mi mangio una crêpe alla Nutella e banana per riempire lo stomaco. Non sto tanto bene. Andiamo in spiaggia a chiacchierare anche con gli altri spagnoli.
Mi fanno i complimenti per il mio spagnolo. Mi sento fiero.
Dopo un po’ loro vanno a ballare mentre io vado a letto. Mi faccio una doccia e mi butto a dormire. Poco dopo arriva Paola e dormiamo assieme. Lei domani parte per la Malesia, e passiamo assieme una notte felice.
Mi sveglio varie volte perché le messicane stanno partendo. Le saluto e poi mi rimetto a dormire. Ho check-out alle 12. Mi risveglio e vado alla ricerca di un ostello dove poter passare i prossimi giorni.
Cerco questo famoso OMP suggerito da Doriano, il pilota svizzero conosciuto a Boracay, che mi ha scritto dal Laos. Lo trovo e hanno disponibilità. Finisco in una camerata da 6 letti con una ragazza canadese. Si chiama Kaylee, o qualcosa del genere. Anche lei malaticcia come me.
C’è l’aria condizionata, a 19 gradi, però.
Ci credo che sei malaticcia, tesoro mio.
Parliamo del più e del meno veloce. Poi decido di mangiare qualcosa e di andare in una spiaggia fuori da El Nido. Mangio un cheeseburger.
Niente male. Prendo il triciclo per las Calabes. Spiaggettina davvero bella e con poca gente.
Ascolto musica.
Prendo il sole.
Faccio bagni.
Che vita.

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Poi mi sposto un po’ più in fondo per vedere cosa c’è oltre la spiaggia. Metto un piede in acqua e sembra di stare in un bagno termale. Eppure siamo nell’oceano. Lascio le cose sulla spiaggia e mi spaparanzo a prendere il sole in acqua. Ad un certo punto compare un cane dalle palme e si rotola nella sabbia come un bambino. E come un bambino poi per pulirsi si lancia in acqua. Cerco di chiamarlo verso di me, ma non si muove dall’acqua. Lo raggiungo e giochiamo in acqua.
Io, un cane, e una delle spiagge più belle che abbia mai visto.
Finalmente una giornata di relax. Si fanno le 4. Sento la pelle bollente e decido di tornare in ostello. Arrivato ad El Nido faccio un giro per il paese.
Non ha sportelli bancomat, dovrò gestire bene i soldi. Cerco un braccialetto da comprare ma non trovo nulla. In compenso vedo uno dei cani più belli mai visti. Con un manto color birra e pois neri.
All’inizio penso che sia stato uno scherzo di qualche bambino che con lo spray lo ha colorato. Invece è davvero così.

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Un incrocio tra un dalmata, un ghepardo o qualcosa del genere. Gli scatto una foto non dopo aver pensato di portarlo con me in Italia, e aprire un allevamento di cani di quel genere.

Torno in ostello e trovo Kaylee che riposa. Mi faccio una bella doccia. Doccia finalmente con acqua calda dopo 10 giorni. L’ostello è organizzato bene. Una curiosità pazzesca è che si deve camminare a piedi nudi. Da proprio il senso di libertà. Torno in camerata e faccio un sonnellino. Mi sveglio per mangiar qualcosa e incontro Matteo. Un ragazzo sardo che ha vissuto due anni in Nuova Zelanda. Parliamo di viaggi, di donne e di cibo. Andiamo a mangiare assieme, mi porta in un fastfood filippino che si chiama FasFood. Io mangio della carne allo spiedo con del riso per ben 90 pesos (poco più di 1.80 euro) lui del riso con delle verdure al curry. Parliamo di quanto l’Italia sia messa male e torniamo in ostello. Sono stanco. Parlo con Kaylee che mi dice che domani fa il tour C delle isole dell’arcipelago davanti ad El Nido. È’ organizzato dall’ostello e quindi costa di meno. Mi aggrego. Scendo in reception. Mi segno e incontro nuovamente Matteo. Andiamo a vedere una partita di basket dal bassissimo livello. Sono stanco. Il sole di oggi mi ha ucciso.
Vado in camerata.
Piego il pareo e preparo lo zaino. Domani inizierò a vedere ciò che mi ha portato qui.
Mi addormento con Samuele Bersani che mi dice che in America i coccodrilli escono dalle docce.
La mattina dopo mi sveglio un’ora in anticipo sulla sveglia.
Kaylee è già in piedi perché vuole andare dal dottore. Sta poco bene. Io vado a far colazione. Succo di ananas. Panini con marmellata di ananas. Ed un intero casco di banane direttamente preso dall’albero. Tutto freschissimo e buonissimo. Faccio con calma, godendomi questa splendida colazione.
Una volta pronto vado in reception, e incontro Ken, un ragazzone filippino conosciuto sul pullman per El Nido. Lui fa il tour A, io faccio il C col Kaylee che arriva in ritardo perché il dottore l’ha fatta aspettare. Incontro anche Alejandro, un pazzo colombiano che avevo incontrato a Boracay una sera dall’elevato tasso alcolico. Pure lui fa il tour A. Andiamo al banco delle accettazioni dei tour. Bisogna pagare 200 pesos di tassa che valgono 10 giorni. Ci danno maschera e boccaglio. Aspettiamo un po’ in spiaggia poi saliamo. Siamo con un’intera famiglia filippina di 6 persone o più, e due giapponesi. Il tour comprende 5 stop, più pranzo e le classiche bevande a bordo della barca.
Ancor prima di arrivare alla prima spiaggia per poco non si spezza a metà una trave di legno che univa lo scafo ai galleggianti in bambù esterno.
Bene così.
Dopo 10 minuti perdiamo il tavolino dove dovremmo mangiare. Lo recuperiamo.
Bene così.
Dopo altri 10 minuti la trave si crepa ancora di più. Ci mettono un remo a sostegno.
Bene così, ma non benissimo.
Arriviamo alla prima spiaggia invasa da meduse. Mi faccio un bagno, ma niente di che. Kaylee anche mentre la famiglia filippina va a farsi massacrare dalle meduse.
Siamo in ritardo sulla tabella di marcia. Andiamo alla spiaggia dove dobbiamo mangiare. Meravigliosa. Aspettiamo mezz’oretta che i tipi della barca griglino pesce, pollo, carne e facciamo un po’ di snorkeling.
Pesci palla, stelle marine e una quantità di coralli assurda.
Mangiamo la grigliata che ci hanno preparato.
Decisamente buono. Poi mi vado a sdraiare sulla barca. La prossima tappa è una spiaggia dove c’è una sorta di casa abbandonata. Suggestiva. Si può scalare una mini scogliera e vedere un bel panorama. L’ultima tappa è una meravigliosa spiaggia con un altrettanto meraviglioso fondale marino. Sulla via del ritorno mi sdraio a prua della barchetta, addormentandomi.
Torniamo in ostello. Kaylee sta una merda va a dormire.
Io mi faccio una bella doccia e poi un pisolino.
Mi sveglio scendo e trovo Alejandro che smanetta con delle foto. Iniziamo a parlare.
Si aggiunge Nieves, una ragazza Svizzera. Parlano dell’idea di prendere una barca, girare le isole del tour A, e quindi arrivare al Blue Lagoon, per poi farci abbandonare su un’isola sperduta per una notte. Mi aggiungo immediatamente senza pensarci troppo. Poi sto fuori a bere un po’ con Alejandro e Matt, un ragazzo scozzese molto simpatico che verrà anche lui domani a questa avventura.
Domani verremo abbandonati da una barca di pescatori su un’isola nel mezzo dell’oceano.
Domani sarà uno dei giorni dove mi sentirò più vivo in tutta la mia vita.

Il Bardo

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