Nove viaggiatori, cinque bottiglie di rum, due tende e una spiaggia tutta per loro nel mezzo delle Filippine.

28 September, 2016 - Redacción

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C’è stato un libro nella mia adolescenza che, una volta finito di leggere, mi ha cambiato totalmente la vita.
The Beach di Alex Garland.
La maggior parte delle persone lo conoscono perché da quel romanzo hanno fatto il film, con quel fighetto di Di Caprio che si innamora di una francesina dalle belle gambe, durante la folle ricerca di una spiaggia nel mezzo delle isole thailandesi.
Ma lasciando stare Di Caprio, che a detta personale non centra niente con il Richard del romanzo, e la mancata comparsa di personaggi fondamentali nel libro, quel romanzo mi ha letteralmente cambiato la vita.
La disperata ricerca di qualcosa che nessuno conosce. L’abbandono della propria comfort zone alla ricerca dell’altro e dell’altrove. L’allontanarsi dal turismo di massa. L’avventura alla scoperta del luogo mistico, del posto perfetto.
Della così detta “spiaggia”.
Il tuo posto.
La spiaggia.
Ecco, in una notte bagnata di birra filippina mi si presentò l’occasione di trovare la mia spiaggia, seppur per pochi giorni. Era sera, e mi trovavo nella living room dell’ostello, come di consueto chiacchieravo con gli altri viaggiatori. In quel momento stavo parlando con Alejandro, un ragazzo colombiano che avevo già incontrato a Boracay. Mi stava dicendo che lui, assieme ad un gruppo di altri ragazzi stavano organizzando di fare il classico tour A, quello più bello dell’arcipelago di El Nido, ma, alla fine farsi lasciare in un’isola sperduta per una notte con tende e pochi viveri.
La “spiaggia” si era palesata e non potevo dire di no. Diedi ad Alejando la mia conferma e continuammo a chiacchierare e a bere birra di bassissima qualità.
Mai e poi mai avrei potuto immaginare l’incredibile esperienza che avrei fatto.
Questo è il racconto del mio diario di viaggio di quella giornata incredibile.

Mi sveglio in contemporanea con Alejandro che è nella mia stessa stanza. Facciamo una gran bella colazione. Prepariamo lo zaino.
Ci metto dentro pantaloni lunghi, golf, giacca a vento, cuscino e anti zanzare, che non si sa mai. Scendo e il gruppo è formato da:
Un danese, Sune.
Una svizzera, Nieves.
Un’inglese, Nadia.
Due cechi, Ondřej e Michal.
Uno scozzese, Matthew.
Un’olandese, Dominique.
Un colombiano, Alejandro.
Un italiano. Me.
A prima vista sembriamo dei folli, squilibrati mentali.
Prendiamo dei tricycle e ci muoviamo verso destinazione sconosciuta.
Arriviamo in una piccola spiaggia dove ci acchiappa una piccola barchetta.
Troppo piccola per noi.
Per dovere di cronaca, con noi ci sono cinque bottiglie di rhum coreano che saranno parte fondamentale della nostra avventura.
Iniziamo il normale tour fermandoci allo Small Lagoon.
Una cosa incredibile, ci muoviamo tutti alla scoperta dei posti più nascosti. Pazzesco.
La fermata successiva è il motivo che mi ha portato qui. Big Lagoon. Questo incredibile lago circondato da scogliere nel mezzo dell’oceano con questa stretta entrata dove puoi camminare.
Faccio una foto.

1

È pazzesco.
Davvero pazzesco.
Andiamo in una spiaggia dove mangiamo.
Il capitano dice di sapere il tedesco. Gli chiediamo qualche parola. Ci risponde “merci beaucuop”.
Ah allora ok. Ridiamo, mangiamo e scherziamo.
Sune, fa spisciare dalle risate. Dopo mangiato andiamo al Secret Lagoon.
Cerchiamo questo “secret” per 20 minuti. Finalmente lo troviamo. Un minuscolo ingresso nella roccia porta a un piccolissimo lagoon di acqua torbida e calda. Siamo solo noi e questo è fantastico.
L’ultima tappa è la spiaggia dove staremo per la notte.
Per arrivare dobbiamo passare in mare aperto, e la nostra barchetta fa parecchia fatica a superare le onde. Così ad ogni onda incontrata l’acqua invade l’imbarcazione.
Zaini e persone sono fradice, ma ce ne sbattiamo, siamo troppo esaltati per questa spiaggia.
Arriviamo e c’è un sacco di gente. Piano piano la gente se
ne va e rimaniamo solo noi.
Non ci credo ancora. Un gruppo di giovani viaggiatori che per una notte ha un’intera spiaggetta nel mezzo del Pacifico tutta per sé.
Organizziamo una partita di beach volley.
Facciamo il bagno nudi.
Mi sento libero come mai prima d’ora. Sarà il nudismo, sarà il contesto. sarà quest’acqua meravigliosa, ma mi sento libero, e cosa più importante mi sento vivo.
Dopo un paio di bagni Io e Ondrej spostiamo un tronco per poi sederci tutti vicino. Iniziamo a bere rhum. Il sole inizia a calare.

2

Nasce il silenzio partorito dallo stupore. È la pace dei sensi. Il cielo si colora di arancione, ed è l’impressione è che siamo solo noi a godere questo spettacolo.
La sensazione di avere uno show privato dal sole non è cosa da poco, ve lo posso assicurare.
Sorrido. È tutto quello che ho sempre sognato.
Io e Matt, il ragazzo scozzese, ascoltiamo musica elettronica.
Crookers, Mr Oizo, Justice, Bloody Beetroots, Daft Punk. I gusti sono uguali.
Ci raccontiamo qualche party. Continuiamo a bere il nostro rum scadente e nel frattempo montiamo le tende. Sune mi fa morire dalle risate. Ad un certo punto si alza. Si spoglia. E si lancia in mare. Pazzo. Completamente pazzo.
Il cielo è pieno di stelle, la luna sembra che illumini come un sole e la compagnia è fantastica.
Beviamo. Chiacchieriamo. Ci conosciamo da solo un giorno ed è come se fossimo amici da anni.
Tutti viaggiatori solitari che condividono questa esperienza indimenticabile.
La musica cambia, diventa più soft. Il rhum sta facendo il suo effetto, e qualcuno inizia a crollare addormentandosi nei propri parei sulla spiaggia. Con le stelle che lo cullano e il vento che insiem alle palme gli canta la ninna nanna.
E via via tutti. Ma durante la notte il vento aumenta e fa freddino. Mi sposto nella tenda, dove c’è già Michal che se la dorme alla grande.
Incurante che un cocco cadendo dalle palme possa ammazzarmi mi addormento sereno come non mai.
La mattina dopo mi sveglia Sune dicendo che è arrivata la barca che ci riporterà alla realtà. Prendiamo un cocco caduto, fortunatamente non sulla mia testa, e ce lo mangiamo a colazione assieme ad un’anguria arancione strana. Il ritorno è tranquillo, il mare è una tavola.
Una volta tornati a terra Ondrej si veste senza senso legandosi parei ovunque, tutti lo guardano.
E io rido rido rido.
Se la felicità si potesse materializzare.
Io la mostrerei così, con questa foto.

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Il Bardo

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