Vitalij, il viaggiatore che in 3 anni ha percorso 75.000 chilometri in autostop senza soldi.

20 July, 2016 - Redacción

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Vitalij, il viaggiatore che in 3 anni ha percorso 75.000 chilometri in autostop senza soldi.

Mi sveglio per le 11, riposato come non mai. Nella notte ho sentito qualcuno che arrivava. Vado nel salottino e trovo un ragazzo che giocherella col cellulare. Si chiama Vitalij.
Ora su questo ragazzo aprirò una parentesi per provare a farvi capire perché dico che questo ragazzo è una delle persone più interessanti che abbia mai conosciuto.
Vitalij ha 23 anni ed è ucraino. Ha vissuto in Italia 9 anni, prima a Roma e poi a Verona.
Parla inglese, russo, italiano, ucraino e un po’ di polacco.
Ed è un autostoppista.
In 3 anni ha fatto più di 75.000 km di autostop in tutta l’Europa.
Sì avete letto bene. SETTANTACINQUE MILA CHILOMETRI.
Ha studiato ingegneria in Ucraina.
Nel suo paese ha già ricevuto due lettere di arruolamento con cui rischia di andare a combattere i separatisti filo-russi, per questo continua a viaggiare.
Ha uno zaino da 30 litri, qualche maglietta, qualche paio di mutande, un materassino ad aria e una tenda che gli ha regalato un ciclista tedesco. E soprattutto viaggia senza soldi.
Al momento del nostro incontro aveva poco più di 7 euro in tasca, guadagnati facendo lavoretti per la gente che lo ospita.
Sopravvive facendosi ospitare da sconosciuti e cercando brevi lavori per pagarsi il minimo necessario.
Questo è un piano molto generale di lui, e credetemi quando vi dico che raramente ho incontrato un ragazzo così incredibile.
Bene, dopo aver fatto una panoramica su Vitalij, continuiamo il racconto.
Dopo aver chiacchierato per una buona ora, decidiamo di alzarci definitivamente e andare a fare colazione. Heidi ci ha preparato una meravigliosa colazione a base di uova, patate, marmellata e formaggi. Questa famiglia mi sta viziando troppo.
Finito di mangiare aiutiamo Ketil a caricare su un carro trasportatore la sua meravigliosa Harley Davidson del 56’ che deve andare dal meccanico a farsi dare una sistemata.
Poi decidiamo con Vitalij di scalare la montagna dietro casa.
Come sempre le scalate mi ammazzano, ma dopo essere arrivati al punto concordato, decidiamo di andare ancora più su, e poi ancora più su fino al punto più alto.
Durante la camminata Vitalij mi racconta di sé e della sua vita.
Di come si trovava bene in un eco-villaggio ad Oslo e di averci lasciato una pazza tedesca ninfomane che gli ha lasciato delle cicatrici sul petto dai graffi che gli faceva.
Di come è riuscito a salire su un traghetto dall’Islanda alla Danimarca infiltrandosi grazie ad una coppia canadese conosciuta mentre faceva dumpster-diving nel nord dell’Islanda.
Di come una volta a Istanbul andava in giro con un cartello di cartone con scritto “Looking for couchsurfing” sullo zaino e un tizio tedesco lo ha invitato a dormire a casa sua, e mentre andavano a casa un altro ragazzo turco li ha invitati entrambi a vedere un concerto.

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Incredibile, davvero incredibile.
Una volta arrivati su… Beh la vista è meravigliosa.
Facciamo delle foto. Il mare che bacia le baie di questi magnifici fiordi sembra caraibico e ci viene la pazza idea di fare un tuffo.
Vabbè, una volta a casa vediamo.
Scendiamo parlando di donne, di droga, di scelte di vita e ovviamente di viaggi. Ci fermiamo a comprare qualcosa per la cena, dato che cuciniamo noi per ringraziarli dell’ospitalità. Nel supermercato troviamo quegli incredibili macchinari che incentivano il riciclaggio. Tu metti dentro le bottiglie e loro ti danno i soldi.
Pago 17 euro per della pasta, del sugo e del guanciale. Cazzo se è cara questa Norvegia.
Arrivati a casa ci mettiamo a giocare con uno dei figli a Battlefield, ma facciamo schifo, e ci distrugge.
Ma l’idea di fare il bagno è rimasta. Quindi prendiamo due bici e andiamo in spiaggia.
Ovviamente piove e tira vento, sopra il circolo polare artico.
Un freddo boia e noi siamo in infradito, con pochi vestiti addosso, e con una delle due bici (la mia) che è praticamente senza freni. Bene ma non benissimo.
Arriviamo in una spiaggettina a 10 minuti da casa.
Obblighiamo a gesti un tedesco a scendere dal suo camper per farci delle foto e poi ci lanciamo nell’acqua gelata, con fuori 9 gradi con vento e pioggia.
Il tutto filmato da un vecchietto tedesco che non parla inglese. Storie da raccontare ai propri figli. Esperienza incredibile. Ma cazzo un freddo…

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A tornare indietro con le bici è ancora più difficile dato il gelo che ci arriva addosso.
Arriviamo a casa e io mi lancio sotto la doccia bollente. Che spettacolo.
Esco e poi inizio a preparare da mangiare, gli faccio la solita amatriciana da viaggio.
Semplice, veloce ed efficace.
Nel frattempo Vitalij fa dei rosti di patate.
Tutti si divorano sia la pasta sia le patate, poi ci organizziamo per domani. Io per fortuna ho trovato un couchsurfer a Svolvær mentre Vitalij andrà verso Tromsø via terra ovviamente in autostop.
Chiacchieriamo e verso l’una decidiamo di andare a dormire. È stata una gran bella giornata, mi dispiace lasciare questa famiglia, ma le Lofoten chiamano, il nord chiama.
La mattina dopo ci svegliamo relativamente presto. Vitalij è già in piedi da un’oretta perché si sta scaricando le mappe stradali. Organizzo lo zaino e metto in ordine l’appartamento dove ho vissuto questi due giorni. Salgo a fare colazione e mi faccio una bella abbuffata, tra pane e prosciutto e pane e marmellata. Heidi ci chiede il favore di andare a farle la spesa dandoci anche delle le bottiglie da buttare nell’intelligentissimo macchinario ricicla bottiglie così da poter da poter racimolare un po’ di soldini per continuare il viaggio.
Buttiamo tre sacchetti di bottiglie e lattine e ci ricaviamo 70 corone.
Torniamo a casa, e decidiamo di metterci in viaggio.
Heidi ci dà uno strappo, fino a dove Vitalij farà autostop.
La salutiamo e la ringraziamo di tutto ciò che ha fatto per noi, difficilmente troverò un altro couchsurfing così incredibile.
Vitalij inizia a fare autostop e dopo pochi minuti viene caricato.
Lo saluto e facciamo la promessa che se ci incontriamo a Capo Nord, faremo il bagno anche lì.
Per tornare verso il porto faccio autostop pure io e mi carica un norvegese su una macchina sportiva decapottabile rossa.
Mi chiede tra quanto parte il mio traghetto e dato che è più di un’ora si offre di farmi fare un giro per le montagne. Mi porta nella montagna opposta di quella scalata il giorno precedente e mi fa osservare il panorama. Poi torniamo verso la città e mi accompagna al traghetto. Lo ringrazio, prendo lo zaino e vado verso il molo.
Tra poche ore salirò sul primo traghetto di questo viaggio che mi porterà nel paradiso Lofoten.
Ma non riesco a staccare la mente da Vitalij.
Mi sdraio sulla fresca erba e tiro fuori il taccuino. Poco dopo la penna ha già iniziato ad impregnare il foglio di inchiostro.

“Questa è solo per loro
per i viaggiatori
che non scrivono
non fotografano
non esprimono le loro gesta
se non
nei racconti
davanti a birre sconosciute
in bar
dove non ci trovi
menù fissi
TV con partite di calcio
e maledetti cocktail
con ombrellini
Questa è solo per loro
per i viaggiatori
quelli veri
coloro che dentro il proprio zaino
ci infilano il cuore
l’altruismo
il rispetto
l’amicizia
Che in quello zaino
ci buttano dentro
tutta la loro vita
Questa è solo per loro
per i viaggiatori
armati di pazienza
e di speranza
Seduti su scomode banchine del bus
In piedi con un pollice all’insù
Davanti alle porte di famiglie
a chiedere ospitalità
Questa è solo per loro
per i viaggiatori
che ora mi staranno pensando
sul ciglio di un marciapiede
su un letto a castello
su una macchina di uno sconosciuto
Che si chiederanno
in che parte del globo sarò
se tutti i miei sogni
si staranno avverando
se la mia salute
è rimasta intatta
Questa
è solo per loro
loro che continuano a camminare
nella mia memoria
proprio come stanno facendo loro
nelle interminabili
strade del mondo”

Il Bardo

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