LA STORIA DELLO ZOO UMANO CHE TI LASCERÀ SENZA PAROLE

24 November, 2015 - Redazione

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Dietro i suoi muri rotti e la sua vegetazione abbandonata, si nasconde la più atroce delle storie. Sono vestigia di un passato macabro che genera spavento e desolazione. In un punto disperso del bosco di Vincennes, a sud di Parigi, si trova il Jardin d’Agronomie Tropical (Giardino di Agronomia Tropicale). Più di un secolo fa questo luogo divenne una specie di zoo umano che racchiude una delle peggiori testimonianze dell’imperialismo.

 

In una delle sue entrate ancora oggi si può osservare la struttura intagliata che rappresentò la “Porta dell’Indocina”, uno degli accessi al Giardino. Era uno dei tesori dell’Esposizione Pubblica che si costruì nel 1907, la quale cercava di esaltare il colonialismo francese. L’idea dei suoi autori era di rappresentare tutti i luoghi esotici appartenenti all’Impero francese di allora: Indocina, Madagascar, Marocco, Togo e Sudan.

 

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Per riuscirci, i promotori del progetto pensarono di ricreare questi luoghi con una specie di parco di attrazioni dove fosse presente ogni colonia. Cercarono di riprodurre le forme di vita, la cultura e l’habitat dei loro abitanti, imitando l’architettura, l’agricoltura e la fisionomia di questi popoli. Ma la cosa peggiore fu che costruirono copie di case e padiglioni… con persone di ogni luogo che ci vivevano dentro!

 

Più di 35.000 persone dovettero uscire dal loro paese di origine per partecipare come animali da circo ai cosiddetti “spettacoli esotici” che avevano luogo nell’esposizione. All’interno dei padiglioni, che ancor oggi non sono stati distrutti, anche se sono chiusi, dovevano essere vestiti coi loro abiti tradizionali. Questo includeva famiglie intere, con bambini appena nati. Se visiti il bosco di Vincennes, potrai vedere che l’architettura degli edifici del Giardino di Agronomia Tropicale conserva ancora i resti dell’ostentazione con cui l’Occidente cercava di dimostrare il suo potere imperialistico, e incoraggiava il suo gusto per l’esotico.

 

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In meno di un semestre in cui durò l’esposizione (da maggio a ottobre del 1907), fu visitata da più di un milione di persone. Il suo successo fu lo stesso di altre mostre simili che si diffusero in tutta Europa. Erano molto popolari e si stima che 10 milioni di persone “goderono” delle sue installazioni tra il 1870 e il 1930.

 

Nell’Esposizione Pubblica di Parigi, uno dei luoghi più frequentati e che più destò interesse fu la “replica dell’Indocina”, che per la sua stravaganza ed esotismo attrasse centinaia di visitatori. Oggi si possono osservare i monumenti e le costruzioni che furono abitate da persone condotte qui dalle colonie. Questo settore del Giardino sembra oggi un luogo dove ancora aleggiano i fantasmi del passato.

 

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Le famiglie intere che venivano reclutate e si installavano in questo posto erano i protagonisti esclusivi di questo circo decadente. Erano trattati come semplici oggetti, senza nessuna identità. Alla fine dell’Esposizione Tropicale, migliaia furono riportati alle loro case, ma non si conosce il destino di tanti altri. Alcuni testimoni dell’epoca segnalano che ci furono decine di morti per malattie fino ad allora sconosciute (vaiolo, morbillo, tubercolosi).

 

Quello che invece è evidente è che, dimenticati dal mondo e senza ricevere l’assistenza medica necessaria, morirono come esche di questo strano mondo. Nessuno chiese di loro e neppure chiese spiegazioni per la loro scomparsa.

 

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Anche se oggi gli edifici sono abbandonati e le piante esotiche che un tempo adornarono questo luogo brillano per la loro assenza, si può ancora intravedere qualche altro dettaglio della grandezza di questa iniziativa. La “Esplanade Dinh” del Giardino di Agronomia di Vincennes mostra un’urna funeraria come parte della decorazione.

 

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Non è difficile immaginare racchiuse in questo bosco delle storie tristissime come quella di Saara Baartman. Conosciuta come “Saartjie”, questa donna non entrò mai nell’Esposizione Tropicale di Parigi, ma partecipò a quella di Londra, nel 1810, che era simile. Di certo il suo caso si sarà ripetuto in migliaia di persone che furono a Parigi. Sara accettò, illusa di partecipare all’esposizione, poiché che credeva che avrebbe trovato ricchezza e fama.

 

I suoi tratti la rendevano la persona ideale per rappresentare l’”esotismo orientale” al mondo occidentale: aveva natiche protuberanti e le sue grandi labbra erano allungate. Tutto ciò che proveniva dall’Oriente e “da lontano” all’epoca creava una grande aspettativa nei visitatori. Per questo nel Giardino ci sono tanti edifici con questa caratteristica.

 

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“Saartije” non trovò mai quello che era andata a cercare. Dopo essere stata esibita oscenamente con abiti appositi per tutta Europa, si diede al mondo della prostituzione e all’alcol. Morì immersa nella più assoluta povertà. Successivamente, i suoi resti furono esibiti nel Museo dell’Uomo, a Parigi, dove rimasero fino al 1974. Nel 2002, l’allora presidente sudafricano Nelson Mandela sollecitò formalmente il rimpatrio dei suoi resti. Quasi 200 anni dopo poté ritornare alla sua terra natale.

 

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La vegetazione selvaggia che adesso copre gran parte della superficie del Giardino di Agronomia Tropicale nel bosco di Vincennes a sud di Parigi di certo non può nascondere un passato che davvero costituisce una vergogna per l’Europa. Senza dubbio si tratta di un ricordo, ma lì ci sono le prove evidenti di come il Colonialismo europeo rovinò determinate popolazioni. La speranza è che non si ripetano mai più eventi di questo genere.

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