SUBACQUEI… SI NASCE! (PARTE SESTA)

10 March, 2016 - Redazione

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…ed ovviamente anche a noi successe la medesima cosa. Dopo una quindicina di metri anche io dovetti staccarmi e riemergere per prendere aria. La causa di tutto ciò in realtà si spiega facilmente. Il mio compagno di esercizio, dopo i primi metri, aveva cominciato a respirare in maniera più rapida, mentre io continuavo a respirare molto lentamente e quindi dopo pochi minuti era sopraggiunta, inesorabile la ‘fame d’aria’.

 

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Vista la situazione l’istruttore ci chiese di uscire dall’acqua per un piccolo brief ed esordì con una frase molto severa: ‘chiunque effettui, in fase di immersione, più di una respirazione può ritenersi responsabile del decesso del proprio compagno.’ Questa affermazione ci fece riflettere seriamente, lasciandoci l’amaro in bocca ed invitandoci a meditare sul nostro comportamento in acqua.

 

L’istruttore ci salutò con risolutezza e tutti restammo perplessi. Ma quella reazione ci indusse a parlare tra di noi, ritirando l’attrezzatura, e decidemmo di approfondire l’argomento davanti ad una birra. Trovammo, poco lontano, un pub dove sederci attorno ad un tavolo e condividere, senza riserve, le nostre sensazioni ed i nostri pensieri, da quanto accaduto durante l’esercizio di gruppo all’atteggiamento dell’istruttore.

 

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Trascorsero quindi due ore, fatte di confronti costanti e pensieri a voce alta, ed alla fine ci trovammo tutti d’accordo sui punti fondamentali. ‘Respira’, ‘pensa’ e ‘agisci’ erano le tre parole chiave da tenere sempre a mente, insieme a ‘nel limite del possibile, non abbandonare mai il tuo compagno.’ Avevamo ormai chiaro che, se ci fossimo trovati in una situazione di emergenza come quella simulata in vasca ma in mare aperto, sarebbe stata una vera tragedia. Queste considerazioni ci resero chiaro il comportamento dell’istruttore che voleva ci rendessimo conto della gravità dell’accaduto, nonostante si trattasse di una sessione formativa. Il nostro atteggiamento era stato quanto mai superficiale e privo di buon senso.

 

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L’unica scusante era, ovviamente, la nostra inesperienza e quindi, prima di salutarci, decidemmo che il venerdì successivo avremmo fatto di tutto per portare a termine l’esercizio nella maniera corretta, dimostrando all’istruttore di aver realmente compreso quale comportamento era necessario mantenere in acqua…Il venerdì successivo ci presentammo all’appuntamento e tutti i componenti del gruppo erano concentrati e determinati a non fallire…

 

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