VanLife: la storia degli italiani trasferiti in Canada

12 aprile 2018 - Redazione

VanLife: la storia degli italiani trasferiti in canada
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VanLife: la storia degli italiani trasferiti in Canada

Questa è la storia non solo di un viaggio in Canada ma anche di un’esperienza di vita importante ed inusuale, vissuta da una famiglia che fa del viaggiare un percorso formativo, per se stessi e per il proprio bambino. Vi raccontiamo questa bella avventura.

Una famiglia italiana come tante

Roberto e Marianna si conoscono dai tempi del liceo e da quando si sono incontrati non si sono mai lasciati, nel 2015 è nato il loro primo figlio, Sebastiano. C’è anche un altro componente della famiglia, Ermanno, un van, un camioncino Fiat 238 del 1980 che non li abbandona mai.

Si tratta di una famiglia italiana che vive in maniera semplice, abita in una casa in affitto e ha un lavoro precario ma non ha mai smesso di inseguire i propri sogni e desideri.

Un viaggio in Canada, un’avventura, una crescita

VanLife: la storia degli italiani trasferiti in canada

L’ultima esperienza di Roberto e Marianna è un viaggio in Canada in van da cui è nato un documentario. La famiglia decide di intraprendere questo tragitto in occasione della nascita della nipotina Gioia, figlia del fratello di Roberto, trasferito in Canada da alcuni anni.
È proprio qui che inizia questa sfida, il camioncino Ermanno viene spedito ad Halifax, unico porto della nazione: la challenge è quella di percorrere 2.000 km, fino a Toronto.

Cosa comporta spostarsi con un van

Un viaggio on the road è emozionante, spiegano Roberto e Marianna, fa vivere delle esperienze inedite, soprattutto per un bambino che può giocare all’aria aperta, immerso nella natura, dormire sotto le stelle e parlare con gli animali.
Sì, ci sono dei rischi, come quello di prendere freddo o essere esposti alle intemperie, si hanno poche cose a disposizione, niente forno, nè condizionatore o altri comfort. Nonostante questi ostacoli, viaggiare in libertà apre la mente e fa sentire vivi, si ha la possibilità di vedere l’alba o il tramonto, mangiare un panino su un prato verde, toccare con mano la natura, l’acqua di un ruscello.
Può accadere spesso di dover dormire nei parcheggi, o nelle autostazioni: non è pericoloso come si potrebbe pensare, raccontano Roberto e Marianna, o almeno non di più che all’interno delle proprie case, con un tetto sopra alla testa e con la paura costante di essere derubati.

Il significato profondo del viaggio

Il senso, lo spirito vero e appassionato di questo viaggio in Canada è stato il percorso, non la destinazione. Quella gioia mista a trepidazione che fa sentire vivi, la voglia di conoscere, la curiosità, la capacità di adattamento e di affrontare rischi, contrattempi e disguidi. Con entusiasmo e un pizzico di incoscienza, due tratti distintivi di Roberto e Marianna, del loro bimbo Sebastiano e del van Ermanno, loro fedele compagno di avventure.
Il viaggio come modalità riparatrice della vita frenetica di tutti i giorni, dell’ansia e dello stress, un modo per liberarsi dal superfluo, un toccasana per la mente.

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