Cimitero delle Fontanelle, un’affascinante storia tra sacro e profano

5 ottobre 2018 - Redazione

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Cimitero delle Fontanelle, un’affascinante storia tra sacro e profano

Il cimitero delle Fontanelle è uno dei più suggestivi al mondo. A renderlo un’opera unica concorrono la location, la scenografia creata dall’immenso ossario, ma soprattutto la straordinaria cultura napoletana, in bilico tra il sacro e il profano. Volete saperne di più?

Il cimitero delle Fontanelle al rione Sanità

Nel cuore di Napoli, nel centralissimo rione Sanità, campeggiano alcune profonde cave scavate nel tufo, che da secoli ospitano un ossario ed il relativo cimitero. La particolarità più importante di questo luogo è il culto a dir poco bizzarro che vi si praticava.

Quello che si apre in Via delle Fontanelle è un vero e proprio accesso ad un universo mistico in bilico tra sacro e profano: il culto dei morti e la superstizione tipica dei napoletani, infatti, qui la fanno da padrone.

Il cimitero ospita oltre 40.000 corpi raccolti al di sotto delle volte tufacee della grande struttura, tutti straordinariamente illuminati da alcuni torrenti di luce naturale che penetrano dalle fessure presenti nelle cavità.

Un luogo mistico

Teschi e ossa sono disposti con estremo rigore: alcuni sono stati riposti all’interno di preziose teche, mentre quelli scoperti vi accoglieranno con la loro carica emozionale. La maggior parte delle ossa presenti appartengono alle vittime delle gravi pestilenze che si scatenarono durante la metà del XVII e del XIX secolo.

Secondo le tradizioni popolari, queste epidemie uccisero soprattutto le persone più povere, ma anche tanti ricchi che desideravano essere tumulati all’interno delle chiese cittadine. Al tempo, infatti, per evitare che le chiese divenissero troppo affollate, subito dopo i funerali i resti dei defunti venivano trasportati all’interno delle cave. La tradizione vorrebbe che tra i resti delle vittime ci fossero anche quelli di Giacomo Leopardi, che secondo testimonianze ufficiali sarebbe sepolto a Mergellina.

Tra superstizione e culti pagani

Fino alla fine degli anni ’60 il cimitero delle Fontanelle fu oggetto di uno strano culto che poco aveva a che fare con il cattolicesimo e che per questo fu vietato dall’allora Cardinale. La pratica in questione prendeva il nome di “culto delle anime pezzentelle”: in cui i devoti sceglievano un teschio, lo pulivano e lo ponevano su un altarino impreziosito da rosari e lumini.

Alle anime dei defunti rivolgevano poi alcune preghiere proponendo loro uno scambio. Tali preghiere avrebbero aiutato le anime ad abbandonare il Purgatorio, mentre queste avrebbero concesso una grazia ai devoti. E secondo la tradizione la grazia si sarebbe manifestata durante un sogno.

Quando il miracolo avveniva il teschio cominciava ad essere venerato come un santo. Se invece la grazia non arrivava il teschio veniva posto di nuovo nel mucchio.

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