L’Islanda nel cuore del Canada, alla scoperta di questa particolare cittadina

11 marzo 2019 - Redazione

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L’Islanda nel cuore del Canada, alla scoperta di questa particolare cittadina

Probabilmente vi sembrerà strano ma nel cuore del Canada c’è la più grande comunità islandese all’estero. Si tratta della piccola cittadina di Gimli, dove gli insediamenti islandesi risalgono alla metà del 1800.

La città canadese degli islandesi

Avete in programma un viaggio in Canada? Sappiate che potreste addirittura imbattervi in una particolare comunità che è quasi esclusivamente costituita da islandesi. Nel cuore del Canada, infatti, si trova la provincia di Manitoba che ospita il più grande gruppo di cittadini islandesi fuori dal territorio nazionale.

Il piccolo paesello di Gimli è l’anima della regione che è conosciuta proprio come la nuova Islanda. La popolazione complessiva di questa cittadina è di circa 2200 abitanti. Già dal 1875 qui erano presenti gruppi di migranti provenienti dall’Islanda che speravano in condizioni di vita e di lavoro migliori come moltissimi abitanti del vecchio continente facevano viaggiando verso le Americhe in cerca di fortuna.

L’anno successivo, ovvero nel 1876, c’erano già 1200 cittadini islandesi che successivamente hanno fondato la colonia della Nuova Islanda. Poi nel 1899 è stato aperto il primo negozio che ha dato vita a un susseguirsi di arrivi e di insediamenti in questa sorta di colonia nordeuropea nel cuore del Canada. L‘Islanda nel cuore del Canada. Durante la depressione il negozio si è preso carico della situazione debitoria di numerose persone proprio per cercare di dare una continuità a questa comunità.

L'Islanda nel cuore del Canada, alla scoperta di questa particolare cittadina

La pesca islandese nel cuore del Canada

La collocazione geografica di Gimli, L’Islanda nel cuore del Canada, era molto favorevole dal punto di vista delle risorse naturali. Prima fra tutte figurava quella del pesce. Le attività di pesca potevano essere svolte nella piccola baia riparata dai venti. Senza la pesca probabilmente Gimli non sarebbe nemmeno potuta esistere. Un’epidemia nella seconda metà dell’800 spazzò via quasi l’intera popolazione.

Chi è sopravvissuto si è rimboccato le maniche come poteva cercando di trovare una prospettiva di sviluppo per la cittadina. Come racconta Anna Stevens, una novantacinquenne figlia di immigrati islandesi in terra canadese, il rapporto con quella che si potrebbe chiamare la madrepatria è ben saldo.

Coloro che si sono insediati, comprese anche le nuove generazioni che non hanno vissuto direttamente le vicende in questione, mantengono un contatto con le proprie radici culturali. I pescatori oggi parlano di una situazione parallela in cui proprio la pesca diventa il collante per raffrontare le due differenti tradizioni raggruppandole in un unico filo logico. A Gimli l’arte della pesca tipica islandese viene praticata e tramandata gelosamente di padre in figlio affinché se ne preservino il più possibile le caratteristiche.

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