Poveglia, l’isola nera a Venezia: fra mistero e bellezza

12 Marzo 2020 - Redazione

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La Laguna Veneta non è solo Venezia: vi sorgono molte isole, alcune bellissime come Murano, Burano e Sant’Erasmo e altre misteriose come l’isola di Poveglia.

La triste storia di Poveglia
Poveglia si trova nel Canal Orfano, a sud di Venezia: è raggiungibile con mezzi privati anche se non ci sono approdi agibili sull’isola, peraltro pressoché disabitata. I veneziani tendono a raggiungerla nei giorni di festa o nelle calde giornate per trascorrervi qualche ora all’aria aperta oppure in occasione di iniziative dell’associazione “Poveglia per tutti”, la quale si occupa della gestione del territorio.
Eppure in passato Poveglia era un’isola viva, anche se il suo destino nel corso degli anni si è tinto di colori foschi, che le hanno reso la fama di Isola Stregata: molti sono stati coloro infatti che giurano di aver visto spettri, ombre o udito lamenti sinistri provenire dalle rovine presenti sull’isola, legate alle anime degli appestati e dei malati di mente che sono morti sull’isola.
Le invasioni longobarde hanno popolato Poveglia con i fuggiaschi provenienti da Este e Padova: divenne un luogo rilevante per la Serenissima fino alla Guerra di Chioggia del 1378 che rese l’isola più una roccaforte militare, con tanto di fortificazione e creazione dell’Ottagono di Poveglia come postazione per le artiglierie. Alla fine della guerra l’isola fu distrutta e nessuno più volle ritrasferirsi.

Crudeltà e morte
La diffusione della Morte Nera, del vaiolo e della febbre gialla portò il Magistrato della Sanità a creare a Poveglia un lazzaretto nel 1782: vi furono portati morti da bruciare e i contagiati, lasciati poi al loro triste destino e seppelliti tutti in una fossa comune.
Quando le epidemie cessarono, l’ospedale fu abbandonato nell’800 fino a quando il regime fascista nel 1922 scelse Poveglia come eremo dedicato alle persone affette da turbe psichiche. Non c’era nessuna pietà per loro, tra lobotomie, elettroshock e bagni gelati. La leggenda narra di un direttore del manicomio che adoperava sadicamente le lobotomie tanto da portare alla morte i pazienti; le loro anime avrebbero poi perseguitato l’uomo che si suicidò lanciandosi dalla torre. Si racconta che un’infermiera assistette alla scena, affermando che il direttore, inerme al suolo ma ancora vivo, fu avvolto da una nebbia che lo avvolse mortalmente.
Raggiungendo Poveglia, armati di coraggio potrete visitare le rovine dell’ospedale e del manicomio, tra scale disastrate, letti sfatti, sedie a rotelle abbandonate e tristi tavoli operatori.

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